<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><?xml-stylesheet type='text/xsl' href='http://mikael19091983.spaces.live.com/mmm2008-07-17_13.29/rsspretty.aspx?rssquery=en-US;http%3a%2f%2fmikael19091983.spaces.live.com%2fcategory%2fViaggi%2ffeed.rss' version='1.0'?><rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:msn="http://schemas.microsoft.com/msn/spaces/2005/rss" xmlns:live="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" xmlns:dcterms="http://purl.org/dc/terms/" xmlns:cf="http://www.microsoft.com/schemas/rss/core/2005" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"><channel><title>-Mikael Photography -: Viaggi</title><description /><link>http://mikael19091983.spaces.live.com/?_c11_BlogPart_BlogPart=blogview&amp;_c=BlogPart&amp;partqs=catViaggi</link><language>en-US</language><pubDate>Thu, 24 Apr 2008 14:58:02 GMT</pubDate><lastBuildDate>Thu, 24 Apr 2008 14:58:02 GMT</lastBuildDate><generator>Microsoft Spaces v1.1</generator><docs>http://www.rssboard.org/rss-specification</docs><ttl>60</ttl><cf:parentRSS>http://mikael19091983.spaces.live.com/blog/feed.rss</cf:parentRSS><live:type>blogcategory</live:type><live:identity><live:id>2012788359964016418</live:id><live:alias>mikael19091983</live:alias></live:identity><cf:listinfo><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="typelabel" label="Type" /><cf:group ns="http://schemas.microsoft.com/live/spaces/2006/rss" element="tag" label="Tag" /><cf:group element="category" label="Category" /><cf:sort element="pubDate" label="Date" data-type="date" default="true" /><cf:sort element="title" label="Title" data-type="string" /><cf:sort ns="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" element="comments" label="Comments" data-type="number" /></cf:listinfo><item><title>Reportage sugli Incendi di Vieste 2007</title><link>http://mikael19091983.spaces.live.com/Blog/cns!1BEEDC5963B23F22!911.entry</link><description>&lt;div&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Raggiungere la propria meta quando è sera ha un effetto diverso; i luoghi, anche quelli che conosci da quando eri bambino, che hai imparato ad amare da ragazzo, hanno un’aria diversa. Mancavo da alcuni bellissimi giorni di Maggio dalla terra di mio Padre, quel Gargano che così singolo e solitario appare come un mare di nubi quando lo vedi sorgere dall’arsa e brulla pianura di Foggia. Quest’anno vi sono giunto di sera dopo un viaggio travagliato, una lunga seppur banale avventura fatta di pullman rotti in Irpinia, treni per raggiungere Manfredonia, ore ad aspettare una cugina da Vieste che venisse a raccattare quel che di me era rimasto dopo la stanchezza d’un viaggio che per lunghezza, in aereo, mi avrebbe fatto arrivare ad Hong Kong. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Fiacco ed un po’ assonnato ho visto iniziare le curve che da Manfredonia conducono a Mattinata mentre c’era quella luce quasi bluastra del crepuscolo inoltrato. Le vaste pinete che sormontano le scogliere bianche e ripide della famosa Baia dei Mergoli e quelle di Vignanotica erano illuminate solo da una luna un po’ timida e dai fari di qualche macchina che passava ogni tanto. La radio emetteva canzoncine mentre i miei occhi seguivano i profili degli alberi, come a guardare i visi, sempre un po’ più invecchiati, di parenti, amici, parti della propria vita. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Ho aperto il finestrino poco dopo Santa Tecla, perché mi sentivo ormai vicino a casa. L’odore era sempre intenso, di quel Gargano che non in molti sanno apprezzare davvero nella sua globale bellezza: sentivo l’odore della macchia, del lentisco, del biancospino, della resina dei pini. Immaginavo e sapevo che tra quel buio quasi imperscrutabile una famiglia di cinghiali o un branco di mufloni stava, con la solita circospezione, cercando del cibo mentre, sotto, tra le scogliere, i gabbiani si riposavano poggiati alle rocce facendo ogni tanto il loro solito baccano. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Ma fu avvicinandomi sempre più a casa mia, a Vieste, che mi giunse un odore diverso, così stonato e diverso dai profumi che ero abituato a respirare. Mia cugina mi disse che l’odore, visto che era passato qualche giorno, adesso era meno intenso: era come se stessi respirando cenere. Mi sporsi dal finestrino fin quasi a mettermi a mezzo busto fuori dalla macchina e vidi che, nel buio fitto del bosco, improvvisamente la luce non trovava più rami o foglie a farle da ostacolo e, con i tiepidi raggi della luna, intravidi lunghe file di sagome smorte ed immobili, come carcasse impilate, e la luce toccava un suolo grigiastro, illuminato di tanto in tanto da braci, residui di fuoco e lingue di fumo che si ergevano come fantasmi. Arrivati a Portonuovo, dove le curve si interrompono per costeggiare una lunga spiaggia con antistante un isolotto, vedevo le colline lì attorno macchiate di piccoli punti rossi: gli ultimi focolai del devastante incendio del 24 Luglio.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Giunti a Vieste in fondo nulla era diverso: il lungomare era pieno di gente, di uomini e donne intenti a viversi la loro estate. C’erano le solite due o tre discoteche in piena funzione, c’era la stessa fila di macchine e le luci ad illuminare il faraglione Pizzomunno, il Castello e la gente a contemplare felice quelle scene dopo un lungo anno di fatica. Quelle persone non avevano rinunciato alle vacanze a Vieste nonostante il fuoco ed i morti a meno di trenta chilometri da lì, ed era là a rendere quell’estate “normale” nonostante tutto intorno fosse un cimitero che ancora ardeva dopo tre giorni dal rogo. Forse era meglio così, almeno il turismo non sarebbe crollato, ma sul momento provai un vago senso di disprezzo per quelle persone, forse – o sicuramente – ingiustificato. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Dormii poco e male tutta la notte. La mattina dopo, appena possibile, mi feci prestare un motorino ed andai a vedere con la luce del giorno la reale portata di ciò che avevo intravisto di notte. Mi fermai in un collina che a Vieste è chiamata il Ponte, giacché separa le due lunghe spiagge del litorale sud di Vieste, quella del Castello e quella di Portonuovo. Mi trattenni nel punto più alto, passato uno stretto tornante e abbandonai il motorino a margine della strada, armato della mia macchina fotografica. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Piangere mi sarebbe apparso un gesto sciocco, più adatto ad un film che a quella realtà. Ricordo che appena misi il piede nella cenere si sollevo una nuvoletta tra il grigio ed il nero e, in pochi passi, le mie scarpe erano già dello stesso colore di quell’indistinto tappeto che erano i residui della vita spazzata via dal fuoco. La pineta, quella che era stata una pineta, era ancora lì, solo che gli alberi non erano più alberi ma fiammiferi consumati, qualcuno ancora con qualche fronda completamente arsa. Le piante del sottobosco erano svaporate vie, quelle più resistenti avevano al massimo lasciato degli scheletri carbonizzati che si polverizzavano appena li toccavi. E dietro, dietro quella fustaia distrutta, vedevo, come non avevo mai ben visto da lì, il mare del Gargano, verde per il vento di scirocco che soffiava e rendeva torbide le acque, così dietro quello spettrale paesaggio di cenere e polvere la mia terra era ancora bellissima, e c’era gente in acqua che faceva il bagno sotto quel terrazzo di carbone. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Camminai tra le pigne riarse che, apertesi a qualche giorno di distanza dal fuoco per il forte calore, mostravano un interno rosso fuoco. Mi soffermai a guardare e fotografare i segni dell’uomo che erano rimaste lì, anneriti ma non distrutti come i pini: e c’erano decine di bottiglie, chiodi, piatti, forchette, residui di pacchetti di sigarette ed un cartello che diceva, non senza un certo sarcasmo, “pericolo d’incendio”. Provavo com–passione con quei pochi turisti che si fermavano, forse un po’ come me, a contemplare con orrore quella scena. Con uno di questi, forse un tedesco, un omone alto di mezz’età con lunghi capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, ci siamo guardati negli occhi per qualche secondo, comunicandoci forse più di quanto io non mi stia affaticando a comunicare adesso con queste parole.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Fotografai per un’oretta, forse più, con la dura luce del giorno, ma sentivo di non star riuscendo a catturare davvero quello che i miei occhi vedevano. Ma presto fui nero di cenere, abbacinato dalla luce del giorno, e me ne andai. Tornai al tramonto, per fotografare cumuli di laterizi nascosti nella pineta da qualche balordo e riportati alla luce dalla sparizione del bosco; fotografai le chiocciole, ancora arrampicate sui rami, letteralmente cotte dal calore del fuoco e con il guscio che si sfogliava come carta bruciata. Fotografai margherite annerite dalle fiamme, sentieri una volta bellissimi ora ridotti a grigiastri selciati in mezzo a un nero avvilente. Tornai lì ed in altri luoghi devastati dall’incendio, deliberatamente appiccati da un’esperta mente criminale in più punti strategici nella giornata più calda dell’estate, ed il paesaggio era sempre e tristemente lo stesso. Quasi piansi, stavolta sì, quando vidi degli ulivi, certamente plurisecolari, ridotti a bizzarri e nodosi ammassi vuoti, spezzati in più punti dal crollo della struttura interna, alcuni persino ancora imponenti, ma morti senza speranza di tornare in vita, vuoti, privi della loro maestà.&lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Ho vissuto un’estate diversa, velata di dolore e con gli occhi sempre puntati alla desolazione di quel fuoco che non potevo smettere di guardare, perché era tutto attorno a Vieste, sia a sud che a nord, dove non ho nemmeno osato andare per non vedere Peschici e la sua tristezza ancor più marcata dalle morti umane. Ho lasciato la mia Vieste mentre dalle ceneri del fuoco spuntavano, come un grido di vita, centinaia di fiori bianchi, quelli delle scille che sanno resistere al fuoco e che, entro novembre, rinverdiranno molto con le loro lunghe foglie. Vedevo che qualche pino, forse, era riuscito a sopravvivere e sapevo che la vita avrebbe trovato modo di tornare in quel cimitero e rifiorire in quella distesa arida e deserta. &lt;/font&gt;
&lt;p style="margin:0cm 0cm 0pt;text-align:justify"&gt;&lt;font face="Times New Roman" color="#000000" size=3&gt;Ma se da scienziato so che lì, su quella stessa cenere, sta tornando e tornerà la vita, da uomo so che le vite umane non torneranno, e che per la violenza di chi ha acceso il fuoco non tornerà mai linfa o sangue alle forme di vita che sono state spazzate via da quella inarrestabile furia.&lt;/font&gt;&lt;span style="font-size:12pt;font-family:'Times New Roman'"&gt;&lt;font color="#000000"&gt;Per tutte le vittime del fuoco che ha bruciato e brucia le nostre terre, le terre dei nostri padri, le terre dei nostri fratelli, il Gargano Vive. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;img src="http://c.services.spaces.live.com/CollectionWebService/c.gif?cid=2012788359964016418&amp;page=RSS%3a+Reportage+sugli+Incendi+di+Vieste+2007&amp;referrer=" width="1px" height="1px" border="0" alt=""&gt;&lt;img style="position:absolute" alt="" width="0px" height="0px" src="http://c.live.com/c.gif?NC=31263&amp;amp;NA=1149&amp;amp;PI=73329&amp;amp;RF=&amp;amp;DI=3919&amp;amp;PS=85545&amp;amp;TP=mikael19091983.spaces.live.com&amp;amp;GT1=mikael19091983"&gt;</description><comments>http://mikael19091983.spaces.live.com/Blog/cns!1BEEDC5963B23F22!911.entry#comment</comments><guid isPermaLink="true">http://mikael19091983.spaces.live.com/Blog/cns!1BEEDC5963B23F22!911.entry</guid><pubDate>Thu, 30 Aug 2007 11:00:48 GMT</pubDate><slash:comments>2</slash:comments><msn:type>blogentry</msn:type><live:type>blogentry</live:type><live:typelabel>Blog entry</live:typelabel><wfw:commentRss>http://mikael19091983.spaces.live.com/blog/cns!1BEEDC5963B23F22!911/comments/feed.rss</wfw:commentRss><wfw:comment>http://mikael19091983.spaces.live.com/Blog/cns!1BEEDC5963B23F22!911.entry#comment</wfw:comment><dcterms:modified>2007-08-30T11:00:48Z</dcterms:modified></item></channel></rss>